Una ricerca visiva intorno al concetto giapponese di MA e alla presenza sottile che abita la Natura
Work in progress | opere in vari formati | tiratura limitata 3 esemplari

C’è un momento che ha sempre attirato la mia attenzione.
Si colloca tra un soffio di vento e l’altro, quando il movimento si dissolve nell’immobilità e il visibile sembra rivelare un’altra natura.
Questo ciclo di opere nasce da una domanda:
È possibile rendere visibile quell’istante sospeso?
MA è un concetto dell’estetica giapponese che identifica l’intervallo significativo tra le cose: il silenzio tra due suoni, la pausa tra due respiri, lo spazio in cui la presenza emerge silenziosamente.
Non è vuoto, ma una soglia viva nella quale la percezione comincia a mutare.
Nel corso di questa ricerca, il Ginkgo Biloba si è gradualmente rivelato come un compagno silenzioso. Non come soggetto botanico, ma come presenza vivente.
Le sue foglie, sospese tra luce e ombra, quiete e movimento, suggerivano un ritmo che non poteva essere diretto, ma soltanto accolto.
Le fotografie nascono dall’osservazione prolungata, dal silenzio e dall’attesa.
Non sono tentativi di catturare la natura.
Sono un tentativo di abitarne il ritmo.
Di dimorare nel suo respiro.
Di rimanere abbastanza a lungo affinché il visibile possa lentamente farsi presenza.
Appunti di ricerca | Chiara Galliano





Il Ginkgo Biloba, creatura millenaria, diventa presenza vivente.
Radicato nella Terra, danzante nel vento, ci ricorda che ogni cosa vive in equilibrio tra ciò che è e ciò che è stato, tra il visibile e l’invisibile, tra la forma e l’essenza.
Un invito alla contemplazione.
Un invito ad abitare il Ma.
Appunti di ricerca | Chiara Galliano
Nel MA – Sulla soglia del visibile
Appunti dal Quaderno di Studio di Chiara Galliano
(poesia)
Sussurri si confondono tra miracolo e magia.
Ancestrali memorie si tramandano, trasportate dal vento.
Creatura antica, custode del segreto della vita, tu che ascolti i battiti dell’Universo.
Simbolo dell’immortale, affondi le tue radici nella Madre.
Linfa che scorre e nutre il tempio sacro, rifugio per le creature che in te trovano pace.
Sei eternità, resilienza che si fa materia.
Sei memoria, legame che va oltre la soglia.
Sei danza perpetua nel vento, tra le pieghe del tempo.
Il tempo si ferma.
E in quell’istante d’eterno, in quell’attimo sospeso tra un respiro e l’altro,
provo a cogliere in te l’essenza.
Come raccontare l’infinito nello spazio di un’inquadratura?
Come ascoltare il fruscio del vento attraverso un’immagine?
Come catturare la poetica della tua danza?
Della natura, come della vita, bisogna fare esperienza.
Perdersi tra i rami dei “nostri fratelli che non camminano”,
abbracciare e lasciarsi abbracciare,
contemplare la bellezza e il mistero della vita,
che è morte e rinascita,
segno indelebile della nostra storia.

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Saremo lieti di leggerti e risponderti prima possibile, grazie!
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