
” Un lavoro emotivamente forte che tuttora mi fa rivivere le emozioni provate durante gli
scatti che ho realizzato nel Luglio 2010, un viaggio attraverso la mente del malato di
Alzheimer che ho vissuto con grande intensità, in pochi giorni, lasciandomi ispirare e
guidare dalle esperienze e dal vissuto delle persone che ne sono realmente affette, ma
soprattutto dai loro cari che li prendono per mano e li accompagnano giorno dopo giorno
nel loro solitario vagabondare.
Ho scelto di rappresentare con semplicità le tappe principali di questo viaggio senza
ritorno, utilizzando oggetti di uso comune ed ambienti a noi tutti famigliari proprio per
arrivare subito allo spettatore e dargli la possibilità di vivere lo scatto e di immedesimarsi
nella quotidianità del malato di Alzheimer e delle persone che lo accudiscono.“
Chiara Galliano (2010)

“La serie costruisce un paesaggio mentale nel quale la realtà perde progressivamente stabilità. Gli spazi familiari diventano luoghi di sospensione; le immagini si sdoppiano, si svuotano o si sottraggono allo sguardo; il tempo cessa di essere misurabile, mentre i contorni dell’identità si fanno incerti.
Le opere attraversano condizioni interiori legate alla perdita della memoria: l’isolamento, l’amnesia, il disorientamento, l’abbandono, gli improvvisi ritorni della lucidità e la progressiva dissoluzione dei riferimenti. La figura umana è quasi sempre assente, eppure continua ad abitare gli ambienti attraverso ombre, riflessi e tracce. In “Abbandono”, l’ombra di una maschera conserva la sembianza di un volto al quale non corrisponde alcun corpo, mentre un orologio privo di lancette mantiene la forma del tempo dopo averne perduto la misura.
Quando realizzai questo lavoro, la mia pratica fotografica era ancora autodidatta. Pensavo di raccontare dall’esterno il viaggio interiore della persona malata e di chi, prendendola per mano, entra con lei in un territorio sconosciuto. A distanza di anni riconosco, tuttavia, che quelle immagini custodivano anche un autoritratto inconsapevole.
Senza sovrapporre esperienze profondamente differenti, comprendo oggi che la sofferenza incontrata nelle testimonianze degli altri aveva risvegliato una risonanza dentro di me. Attraverso la perdita dei riferimenti, la difficoltà di comunicare, la solitudine e la separazione dal mondo, stavo dando forma anche al mio disagio interiore.“
Chiara Galliano (2026)

“La serie non presenta elaborazioni successive o interventi di postproduzione. Le immagini sono rimaste così come furono create, con le loro ombre profonde, le sfocature, la grana e le imperfezioni. Oggi non considero questa schiettezza soltanto il segno di una fase iniziale, ma la corrispondenza autentica tra il linguaggio e ciò che cercavo di esprimere. La forma è ruvida perché ruvida era l’esperienza che tentava di diventare visibile. Tra me e l’immagine non esistevano ancora filtri tecnici, estetici o teorici: fotografavo per necessità, prima ancora che per piena consapevolezza artistica.
Nel polittico “Svuotamento”, un libro rimane aperto mentre le sue pagine progressivamente si separano dal corpo che le custodiva. La materia permane, ma la memoria sembra sottrarsi al proprio contenitore, perdendo i confini individuali e affidandosi a uno spazio più vasto. Lo svuotamento può allora essere letto non soltanto come perdita o cancellazione, ma come trasformazione: il momento in cui l’esperienza del singolo si libera dalla propria dimora materiale e confluisce in una memoria collettiva, in una coscienza universale.“
Chiara Galliano (2026)

“Il titolo “Per mano nel vuoto” contiene il senso profondo dell’intero lavoro. “Per mano” è il gesto di chi accompagna l’altro pur non potendo arrestarne il viaggio. “Nel vuoto” è l’ignoto che si apre quando i riferimenti si dissolvono e rimane soltanto la possibilità della presenza.
Oggi riconosco in questo titolo anche un significato ulteriore e personale: una mano tesa attraverso il tempo.
Riletta nel presente, “Per mano nel vuoto” rappresenta la matrice originaria della mia ricerca: il luogo nel quale erano già presenti la soglia tra materia e invisibile, il vuoto come spazio abitato, la trasformazione degli ambienti in paesaggi interiori e il tentativo di rendere percepibile ciò che non possiede ancora una forma.
È un’eredità che ho lasciato a me stessa: la prova che la mia voce esisteva già nelle immagini, prima ancora che io sapessi nominarla.”
Chiara Galliano (2026)










“UN PERCORSO COMPLETO CHE PORTA L’OSSERVATORE ATTRAVERSO NUOVI PUNTI DI “VITA” E LÌ SCOPRE CIÒ CHE SA, MA NON CONOSCE. OLTRE IL TEMPO CHE SCIVOLA VIA DA UN OROLOGIO SENZA SUONI, TROVA UNA REALTÀ CHE LO CIRCONDA, MA CHE IL PIÙ DELLE VOLTE, DALLA ROCCAFORTE DELLA NOSTRA FORTUNATA SFERA PERFETTA, NON SIAMO IN GRADO DI COMPRENDERE…
COMMENTO DI UN VISITATORE TRATTO DAL LIBRO DELLE FIRME DELLA MOSTRA REALIZZATA AL CASTELLO SOFIA DI BRICHERASIO – FUBINE MONFERRATO (AL)
OGNI IMMAGINE PERFORA IN PROFONDITÀ LA NOSTRA COSCIENZA…”
Per mano nel vuoto è stato esposto ad Art-Verona nell’Ottobre 2010 e successivamente alla Biennale di Video e Fotografia Contemporanea di Alessandria “Disturbi e Disordini” – Aprile/Ottobre 2011, viene portato nel 2012 ad Arles – Francia – in occasione della rassegna annuale d’arte dedicata alla fotografia “Les rencontres d’Arles”, nel 2019 è stato nuovamente esposto presso 2 sedi, la Residenza Nicola Basile di Alessandria e il Castello Sofia di Bricherasio in Fubine Monferrato (AL).







“QUESTI “SCATTI” SONO DI UNA PROFONDITÀ, DI UN’INTENSITÀ, DI UNA VERITÀ, STRUGGENTE.
COMMENTO DI UN VISITATORE TRATTO DAL LIBRO DELLE FIRME DELLA MOSTRA REALIZZATA AL CASTELLO SOFIA DI BRICHERASIO – FUBINE MONFERRATO (AL)
GRAZIE.”
Nel 2019 “Per Mano nel Vuoto” è diventato un PROGETTO molto più ampio che si propone di migliorare la qualità di vita degli ospiti, affetti da demenze senili, ricoverati presso la Casa di Riposo Don Orione di Fubine Monferrato, attraverso un sistema integrato e coordinato di attività di animazione, attività psicologica e neuropsicologica.
Il percorso prevede trattamenti individuali e di gruppo, monitorati con documentazione medica, fotografica e video per creare un iter di studio e ricerca sui benefici di tali metodologie, nonchè la realizzazione di un “giardino Alzheimer” in un’area verde della struttura, per poter sviluppare attività in esterno, in un ambiente protetto, in cui gli ospiti potranno muoversi e tornare a compiere gesti conosciuti ed attività sensoriali. E’ previsto inoltre un percorso di formazione ed ascolto dedicato alle famiglie, agli operatori e ai volontari.
Calendario 2022
“Un abbraccio tra arte e fotografia”
L’idea di realizzare questo Calendario nasce con l’intento di coinvolgere gli ospiti della Casa di Riposo Don Orione di Fubine Monferrato all’interno di un percorso emozionale che stimoli il gusto estetico attraverso il senso della vista e attraverso uno scambio di opinioni, un dialogo costruttivo sui soggetti selezionati, in questo caso le opere d’arte pittoriche.
La scelta del tema del Calendario 2022 è stata fatta insieme agli ospiti. Durante una mattinata di dialogo in gruppo è emerso il desiderio di focalizzarsi sulle stagioni dell’anno e da lì è partita la ricerca dei quadri inerenti questo tema dipinti da alcuni dei maggiori Maestri dell’arte. Con l’ausilio di internet, tutti insieme abbiamo guardato ed analizzato una serie di opere pittoriche disquisendo sui gusti personali dell’uno e dell’altro, fino ad arrivare alla selezione definitiva dei quadri da interpretare.
L’altra grande sfida è stata appunto quella di imitare i soggetti umani all’interno delle opere d’arte, dopo avere raccolto un discreto “guardaroba” di abiti che fossero adatti ai vari ruoli, abbiamo proceduto con la preparazione dei set fotografici con l’utilizzo di fondali e luci professionali per rendere l’esperienza fotografica ancora più completa e coinvolgente.
L’entusiasmo e la gioia di immaginarsi dentro al quadro sono state grandi, anche se condite qualche volta da un pizzico di titubanza o di insicurezza da parte di alcuni che però si è subito dileguata una volta arrivati davanti all’obiettivo della macchina fotografica.
L’empatia e l’atmosfera di partecipazione e d’ironia che si è creata nelle giornate dedicate al progetto sono state di grande arricchimento. Lo stupore degli ospiti nel vedersi vestire con abiti a volte inusuali o l’emozione di essere truccate con un tocco di rossetto sulle labbra per alcune delle ospiti, hanno scaldato i cuori di tutti i partecipanti a questo laboratorio fotografico.
Una volta creato lo scatto, l’arte digitale ha permesso di inserire ognuno all’interno dell’opera pittorica alla quale ci siamo liberamente ispirati. Vedere insieme il risultato finale è stata davvero una grande emozione: incredulità mista a stupore e soddisfazione per l’ottimo lavoro svolto insieme.
Laboratorio di Fotografia a cura di Chiara Galliano nell’ambito del progetto “PER MANO NEL VUOTO” – www.permanonelvuoto.it Ideato e promosso dall’Associazione “L’ABBRACCIO” ODV di Fubine Monferrato (AL)
Grazie al contributo di Fondazione SociAL di Alessandria
PARTNER DEL PROGETTO: Casa di Riposo “Don Orione” Palazzo Bricherasio Fubine Monferrato (AL); Comune di Fubine Monferrato (AL); CSVAA – Centro Servizi per il Volontariato Alessandria e Asti; CISSACA – Consorzio Servizi Sociali di Alessandria; CONFARTIGIANATO di Alessandria; Associazione “Alzheimer” di Asti
SI RINGRAZIANO: la Responsabile della Casa di Riposo “Don Orione” Gabriella Bo; il personale della CM Service S.r.l. di Cascinette d’Ivrea (TO); la Compagnia Teatrale Fubinese di Fubine Monferrato (AL); l’Assistente al set fotografico Mario Ruocco; la Coordinatrice di progetto Daniela Faletti.










“..Dal suo ispirato animo e come bella persona, possono affiorare talvolta in lei desideri che, secondo logica, non sarebbero esaudibili, come per esempio quello di poter catturare con una foto il rumore del mare, o l’intensità del vento o il colore dello spirito o dell’amore, che per chiunque sarebbe impossibile, tranne che per la sua iperbolica curiosità e voglia di trasfondere, oltre all’imprimere dei fatti, una porzione di digitale spiritualità, di sogno, di pathos.”
TRATTO DALLA CRITICA DEL DOTT. INDONI, GALLERISTA, CRITICO E CURATORE D’ARTE
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